Le De.Co sono l'anima di un territorio,
è la carta d’identità di un prodotto, è l’identità di una comunità.



Il monte Grammondo quota 1377 è collocato sulla cresta di confine italo-francese .
Insieme alla patata, il granturco, i fagioli prodotti conosciuti dal cinquecento in avanti, hanno permesso alle comunità locali di nutrirsi anche nei periodi più bui, grazie ai piccoli orti, contenuti dai i muri a secco, i caratteristici maixéi.
Tra il Seicento ed il Settecento, piatto fisso era una minestra composta di pasta, verdura fresca e fagioli, qualche volta arricchita con l’aggiunta di trippa, lardo o cotica di maiale.
Un vecchio proverbio locale recita Faixö pe’ faixö, se ince u pairö. Fagiolo a fagiolo, si empie un paiolo. Da qui si capisce l’interesse che ricopriva il fagiolo per la sopravvivenza e quanto fosse importante conservarlo.
In cucina
da questo monte partono numerose sorgenti che servono i terreni coltivati. (Le due sorgenti più conosciute sono il Figallo e il Bearetto)
Le aree più adatte alla coltivazione sono i terreni ben drenati, e l'acqua è quella sorgiva. Terreni calcarei, ricchi di sali minerali, collocate nelle zone denominate, in dialetto, abrigu, cioè esposte al sole, dove le terrazze con i classici muri a secco, in dialetto maixei, hanno una conformazione con leggeri pendii adatti alla coltivazione, terreni accarezzati dalle brezze marine.
Tutto questo concorre a generare un prodotto dalle caratteristiche organolettiche veramente interessante.
Ebbene vengano generalmente utilizzati secchi, i fagioli bianchi risultano particolarmente gustosi anche nella versione fresca.
Il modo ideale per apprezzarne il gusto è di consumarli lessi, appena conditi con un filo di olio extravergine di oliva.
L’uso gastronomico tradizionale prevede diverse preparazioni, il piatto tipico nella tradizione locale è abbinato alla capra.
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Le De.Co sono l'anima di un territorio,
è la carta d’identità di un prodotto, è l’identità di una comunità.