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Le De.Co sono l'anima di un territorio,

è la carta d’identità di un prodotto, è l’identità di una comunità.

  • Nei risvolti della tradizione popolare, “a Castagnòla”, si è affermata quale dolcetto tipico ventimigliese, essendo ormai sulla breccia da quasi due secoli; infatti sarebbe apparsa sulle mense locali non prima del secondo decennio dell’Ottocento, quando pervennero nelle epiçèrie della vicina Costa Azzurra le prime tavolette di cioccolato fondente, prodotte dall’allora giovane industria dolciaria svizzera   
  • Il caratteristico nome gli è derivato dalla forma di pallina, lievemente schiacciata, che con l’aggiunta della glassata di zucchero e l’aroma dell’acqua di fior d’arancio la rendono molto simile ad un “marron glassè”. Infatti, è stato per imitare questa, per allora, costosa leccornia; onde offrirla agli altolocati ospiti dal suo “salotto”, che una intraprendente massaia del secolo scorso ha ideato la ricetta a base di cioccolato fuso. Il dolcetto è piaciuto, si è sparsa la voce e la “castagnola” ha ottenuto la sua consacrazione popolare.
  • Il 26 Agosto, nel giorno dedicato a San Secondo, Patrono della città e della diocesi, gli è riservata una sagra, sulla piazza della Cattedrale,
  • Si racconta, come la fortunata ricetta sia stata ideata da un'antenata de “a Manàcia”, la famosa bottegaia di generi alimentari nel Sestiere della Ciassa, portata in eredità dalla madre, cuciniera per tradizione nell’omonima osteria, attiva fin dai primi anni del Novecento.
  • Prosperando la mitica “Bella Epoque”, l’antenata in questione, aveva lasciato la nostra città per andare a servizio nei rinomati hotel della Costa Azzurra, dove rapidamente riuscì a catturare molti segreti ai celebri “chef” del tempo, tanto che già a metà Ottocento era tornata in città, per avviare quello che oggi definiremmo attività di “catering”, ossia; veniva assoldata dalle signore benestanti del tempo per approntare i pranzi, serviti in occasioni di particolare importanza.
  •  Ricevendo le possibili, clienti nel proprio sobrio salotto, aveva dunque necessità di stupirle con qualcosa che apparisse molto, senza pesare economicamente; ed ecco “a Castagnòla”.